Il ruolo dei volontari nella cultura tra pubblico e privato: linee guida

Le persone diventano volontari per ragioni differenti, tra le quali il desiderio di farsi nuovi amici, di divertirsi, di “restituire qualcosa alla società”, di uscire di casa, di arricchire il proprio curriculum, come momento di passaggio della vita, per tenere esercitate le abilità e le conoscenze acquisite nel corso di una vita.

In questo senso l’ambito culturale ha molto da offrire, ma richiede altresì un notevole impegno sotto diversi punti di vista, e rende urgente la necessità, segnatamente al ruolo dei volontari, di un chiaro modello di governance dedicato alla collaborazione tra volontari, professionisti e gestori di luoghi o attività culturali, che sia orientato a sistemi di gestione condivisa e improntati alla sussidiarietà.

Queste le premesse della Magna Charta del volontariato per i beni culturali, le linee guida nate per promuovere ed orientare la collaborazione tra volontariato e luoghi della cultura a livello nazionale: uno strumento operativo per la messa a sistema, il riconoscimento, la programmazione e l’organizzazione dell’attività del volontariato nell’ambito del patrimonio culturale pubblico, statale e locale.

La MC rappresenta il primo progetto sperimentale che in Italia abbia condotto i protagonisti ad una reale e duratura consapevolezza degli ambiti, dei ruoli e delle modalità di cooperazione, contribuendo in maniera determinate a sciogliere le criticità anche relazionali che spesso contraddistinguono il rapporto. Si applica attraverso una “Convenzione tipo” ed è supportata dalla “Guida ad uso del volontario informato”.

Fornisce ai soggetti che la sottoscrivono strumenti per leggere meglio le proprie necessità (auto analisi); consente di determinare il livello di collaborazione che si intende concordare con i volontari; supporta l’ente nella definizione dei compiti che i volontari possono assumere nella struttura; facilita il coinvolgimento dei volontari, a partire dalla coprogettazione di alcune attività; identifica una serie di strumenti e materiali adottabili per migliorare il rapporto e la prestazione ente/volontario; supporta l’ente e le associazioni nell’individuare i contenuti dei percorsi formativi.

La città di Parma, nell’ambito del progetto di volontariato cittadino, ha adottato la Magna Charta come documento di riferimento, che deve essere accettata e sottoscritta da tutti coloro che aderiscono al progetto e usufruiscono delle sue opportunità e servizi.

Com’è nata la Magna Charta del volontariato culturale?

Nasce grazie ad un percorso sviluppato in Toscana tra 2010 e 2014 da Cesvot, Promo PA Fondazione, Regione Toscana e Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del MiBAC. Nel 2016 è stata inserita nell’accordo nazionale MiBAC - Regione Toscana e veicolata agli uffici periferici del MiBACT come progetto guida nella definizione di attività condivise tra luoghi della cultura e associazioni di volontariato, un riconoscimento determinante per promuoverne a livello nazionale replicabilità e diffusione.

Tra il 2018 ed il 2019, in occasione di Matera-Basilicata 2019 è stata completamente aggiornata secondo il Nuovo Codice del Terzo Settore e allineata alla nuova normativa e alle decisioni della CE in fatto di valorizzazione culturale, un lavoro fondamentale che è stato realizzato da Promo PA e reso possibile grazie alla volontà di CSVnet, al supporto di Fondazione con il Sud e della Regione Basilicata e alla collaborazione con CSV Basilicata.

 

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